Malattia e peccato: qual è il vero insegnamento della Parola di Dio?

Una delle domande più frequenti tra i credenti è questa:

Se una persona trasgredisce un comandamento, Dio le manda una malattia come punizione?

Molti, davanti a una malattia, pensano subito: “Ho peccato, quindi Dio mi sta punendo.”

Ma è davvero questo l’insegnamento della Bibbia?

Per rispondere dobbiamo considerare tutta la Scrittura, evitando due estremi:

  • dire che ogni malattia è una punizione di Dio;
  • dire che Dio non disciplina mai i Suoi figli.

La Bibbia insegna entrambe le verità, ma nel loro giusto equilibrio.

1. Da dove nasce la malattia?

Quando Dio creò il mondo, tutto era “molto buono” (Genesi 1:31).

Non esistevano:

  1. malattie;
  2. morte;
  3. sofferenza;
  4. dolore.

Queste cose entrarono nel mondo a causa del peccato.

Paolo scrive:

“Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte.”

(Lettera ai Romani 5:12)

Quindi, in senso generale, tutte le malattie sono una conseguenza della caduta dell’umanità, ma questo non significa che ogni singola malattia sia causata da un peccato personale.

2. Gesù smentisce questa idea

Quando Gesù incontrò un uomo cieco dalla nascita, i discepoli gli chiesero:

“Rabbi, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”

Gesù rispose:

“Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.”

(Vangelo secondo Giovanni 9:1-3)

Questa risposta è decisiva.

Gesù insegna che non ogni sofferenza deriva da un peccato personale.

3. L’esempio di Giobbe

Giobbe era un uomo:

“…integro, retto, temeva Dio e fuggiva il male.”

(Libro di Giobbe 1:1)

Eppure fu colpito da una terribile malattia.

I suoi amici dissero continuamente:

“Se soffri è perché hai peccato.”

Alla fine, però, Dio dichiarò che avevano parlato in modo sbagliato.

Questo dimostra che attribuire automaticamente una malattia a un peccato personale è un grave errore.

4. Il Salmo 91 insegna che il credente non si ammala mai?

Molti citano:

“Poiché tu hai detto: “O SIGNORE, tu sei il mio rifugio”, e hai fatto dell’Altissimo il tuo riparo, nessun male potrà colpirti, né piaga alcuna si accosterà alla tua tenda.”

(Salmi 91:9-10)

A prima vista qualcuno potrebbe pensare:

“Se un credente si ammala significa che Dio lo ha abbandonato oppure che ha peccato.”

Ma questo non è il significato del Salmo.

Il contesto analizziamolo insieme

Il Salmo 91 è un canto di fiducia.

Il salmista proclama che Dio è il rifugio di chi confida in Lui.

Non promette una vita senza prove.

Infatti la stessa Bibbia racconta che uomini fedeli come:

  1. Giobbe;
  2. Paolo;
  3. Timoteo;
  4. Epafrodito,

si ammalarono.

Dunque il Salmo 91 non può significare che il credente non si ammalerà mai.

La promessa è che nessun male potrà separare il credente dalla protezione e dall’amore di Dio.

Anche quando Dio permette una prova, essa rimane sotto il Suo controllo e serve ai Suoi scopi.

Come dice Paolo:

“Tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio.”

(Lettera ai Romani 8:28)

Il rifugio del credente non è una vita senza sofferenza, ma il Signore stesso.

5. Dio può usare la malattia come disciplina?

La risposta è sì, ma non è la regola generale.

La Bibbia presenta casi particolari.

Miriam

Parlò contro Mosè.

Dio la colpì con la lebbra.

(Libro dei Numeri 12)

Re Uzzia

Entrò nel tempio usurpando il ministero sacerdotale.

Fu colpito dalla lebbra.

(Secondo libro delle Cronache 26:16-21)

La chiesa di Corinto

Alcuni prendevano la Cena del Signore senza discernimento.

Paolo scrive:

“Per questa ragione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.”

(Prima lettera ai Corinzi 11:30)

Qui la Scrittura afferma chiaramente che Dio stava disciplinando alcuni credenti.

Ma è importante osservare che è la Bibbia stessa a rivelarne il motivo.

Noi non possiamo attribuire automaticamente una malattia a un peccato nascosto.

6. La sofferenza può avere altri scopi

Dio usa le prove per:

  • rafforzare la fede;
  • insegnare l’umiltà;
  • renderci perseveranti;
  • manifestare la Sua gloria.

Paolo aveva una “spina nella carne”.

Pregò tre volte che fosse rimossa.

Dio rispose:

“La mia grazia ti basta.”

(Seconda lettera ai Corinzi 12:7-10)

Quella sofferenza non era presentata come una punizione per un peccato, ma come uno strumento attraverso cui Dio lo manteneva umile e dipendente da Lui.

7. La disciplina di Dio

La disciplina non è vendetta.

È l’amore di un Padre.

“Il Signore corregge colui che egli ama.”

(Lettera agli Ebrei 12:6)

Dio può correggere:

  • mediante la Sua Parola;
  • attraverso la convinzione dello Spirito Santo;
  • permettendo le conseguenze del peccato;
  • e, in alcuni casi particolari, anche mediante una malattia.

Ma la Scrittura non insegna che ogni malattia sia una punizione.

8. Gesù davanti ai malati

Gesù non si avvicinava ai malati dicendo:

“Sei malato perché hai peccato.”

Al contrario:

  1. li guariva;
  2. li consolava;
  3. mostrava compassione;
  4. li invitava a credere.

Questo rivela il cuore misericordioso di Dio verso chi soffre.

La spiritualità?

Quando arriva una malattia, il credente dovrebbe esaminare sinceramente il proprio cuore davanti a Dio.

Davide pregò:

“Investigami, o Dio, e conosci il mio cuore.”

(Salmi 139:23-24)

È giusto chiedere al Signore se c’è qualcosa da confessare o da correggere.

Ma non bisogna vivere con l’idea che ogni malattia sia necessariamente un castigo.

Dio può permettere una prova per insegnare, maturare la fede, correggere, proteggere o manifestare la Sua gloria.

Solo Lui conosce lo scopo.

quindi cosa dire al peccatore?

La malattia più grave non è quella del corpo.

È quella del cuore.

Il peccato separa l’uomo da Dio e conduce alla morte eterna.

Gesù è venuto per guarire questa malattia spirituale.

Sulla croce ha portato il nostro peccato affinché chiunque si ravvede e crede in Lui riceva il perdono e la vita eterna.

Il Vangelo ci invita a cercare Cristo oggi, non soltanto quando arriva una prova.

cosa concludere alla fine?

La Bibbia insegna chiaramente che non ogni malattia è una punizione per un peccato personale. Gesù lo affermò nel caso del cieco nato e il libro di Giobbe lo conferma.

Allo stesso tempo, la Scrittura mostra che Dio può usare la malattia come disciplina in casi specifici, quando lo rivela chiaramente, come accadde a Miriam, a Uzzia e ad alcuni credenti di Corinto.

Il Salmo 91:9-10 non promette una vita senza malattie, ma la certezza che Dio è il rifugio del Suo popolo. Nessuna prova può sfuggire al Suo controllo, e nulla può separare i Suoi figli dal Suo amore.

Perciò il credente è chiamato a confidare nel Signore, a esaminare il proprio cuore con umiltà, a ravvedersi quando è necessario e a riposare nella certezza che Dio opera sempre per il bene di coloro che Lo amano. Anche nelle prove, Egli rimane fedele e non abbandona mai i Suoi figli.

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a Dio la gloria

Autore: Carmelo Salvatore Bertino