Il velo nella Chiesa: un’usanza culturale o un insegnamento biblico?

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Introduzione: Il significato del velo nella prospettiva biblica

Uno dei temi più discussi è quello del velo nella preghiera e nel culto. Alcuni sostengono che fosse solo un’usanza della città di Corinto e che oggi non abbia più valore. Altri ritengono che sia un insegnamento valido per la Chiesa.

Per comprendere il testo è necessario partire dalla Scrittura e dal suo contesto.

Il passo principale è Prima lettera ai Corinzi 11:2-16.

Contesto storico

Corinto era una città greca molto ricca, famosa per il commercio ma anche per l’immoralità e l’idolatria.

La chiesa di Corinto era composta da persone convertite da ambienti pagani e aveva molti problemi:

divisioni, immoralità, abusi nella Cena del Signore; disordine durante il culto; uso scorretto dei doni spirituali.

In questo contesto Paolo scrive per riportare ordine nella chiesa.

Il tema del velo rientra proprio nelle istruzioni riguardanti il comportamento durante il culto pubblico.

Paolo parla di cultura o di dottrina?

Leggendo attentamente il testo si nota che Paolo non fonda il suo insegnamento sulla cultura di Corinto.

Egli porta argomenti completamente diversi.

Si richiama all’ordine della creazione

Paolo scrive:

L’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo.”

(Prima lettera ai Corinzi 11:8)

Qui non cita una tradizione greca.

Richiama direttamente Genesi 2, dove Dio crea prima Adamo e poi Eva.

Quindi l’argomento è teologico, non culturale.

Si richiama alla creazione

Paolo aggiunge:

L’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo.”

(1 Corinzi 11:9)

Ancora una volta il fondamento è la creazione.

Si richiama agli angeli

Scrive:

“Perciò la donna deve avere sul capo un segno di autorità, a motivo degli angeli.”

(1 Corinzi 11:10)

Gli angeli non appartengono alla cultura di Corinto.

Essi assistono al culto reso a Dio e Paolo introduce un motivo spirituale che va oltre gli usi locali.

Il versetto non spiega nei dettagli il rapporto con gli angeli, ma mostra chiaramente che la motivazione non è semplicemente sociale.

Si richiama alla natura

Paolo afferma:

“La natura stessa non vi insegna?”

(1 Corinzi 11:14)

Anche qui non parla delle usanze della città, ma di un principio che presenta come generale.

5. Si richiama alla pratica di tutte le chiese

Alla fine conclude:

“Noi non abbiamo tale usanza, e neppure le chiese di Dio.”

(Prima lettera ai Corinzi 11:16)

Qualunque interpretazione si adotti di questo versetto, Paolo richiama la pratica condivisa dalle chiese, non una consuetudine esclusivamente corinzia.

Che cosa rappresenta il velo?

Nel testo il velo è collegato all’ordine stabilito da Dio.

Paolo presenta una struttura di responsabilità:

Cristo è il capo dell’uomo.

L’uomo è il capo della donna.

Dio è il capo di Cristo.

(1 Corinzi 11:3)

Il termine “capo” è generalmente inteso come riferimento a un ordine di responsabilità e relazione, non a una superiorità di valore.

Infatti Paolo precisa che uomo e donna dipendono l’uno dall’altra nel Signore (1 Corinzi 11:11-12).

Il velo riguarda il valore della donna?

Assolutamente no.

La Bibbia insegna che uomo e donna hanno la stessa dignità davanti a Dio.

Entrambi sono creati a Sua immagine (Genesi 1:27).

Entrambi ricevono la salvezza mediante Cristo.

Il velo, secondo chi interpreta il testo come normativa permanente, non riguarda il valore personale ma il segno esteriore di un ordine spirituale durante la preghiera e la profezia.

È solo un fatto culturale?

Molti studiosi ritengono che il velo fosse legato alla cultura del tempo.

Altri osservano che Paolo basa il suo insegnamento su elementi anteriori e superiori a quella cultura: la creazione; gli angeli; la natura; la pratica delle chiese.

Per questo concludono che il principio insegnato da Paolo non dipende esclusivamente dagli usi di Corinto.

In ogni caso, è importante distinguere tra il principio teologico e il modo in cui esso viene applicato nelle diverse tradizioni cristiane.

La spiritualità dove?

Il punto centrale del passo è che il culto a Dio non deve essere disordinato o guidato dall’individualismo.

Ogni credente è chiamato a vivere nell’ubbidienza, nell’umiltà e nel rispetto dell’ordine stabilito da Dio.

Che una comunità interpreti il velo come un comando permanente o come un segno legato al contesto storico, il cuore dell’insegnamento rimane: il culto deve riflettere riverenza, modestia e sottomissione alla volontà di Dio.

Cosa comporta l’ubbidienza?

L’ubbidienza nella Bibbia nasce dall’amore per Cristo.

Gesù disse:

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.”

(Vangelo secondo Giovanni 14:15)

Se un credente, dopo aver studiato la Scrittura, è convinto che un insegnamento apostolico sia ancora valido per la Chiesa, lo seguirà per ubbidienza al Signore e non per cercare meriti davanti a Dio.

L’ubbidienza non salva: la salvezza è per grazia mediante la fede. Tuttavia, chi ama Cristo desidera mettere in pratica ciò che comprende essere il Suo insegnamento.

Messaggio ai credenti in Cristo

Ogni dottrina va esaminata con rispetto e umiltà, evitando sia di imporre convinzioni personali sia di ignorare un testo biblico perché difficile.

Il credente è chiamato a cercare sinceramente la volontà di Dio, lasciando che sia la Scrittura a formare il suo pensiero.

Conclusioni finali

Il dibattito sul velo esiste da secoli, ma il testo di 1 Corinzi 11 mostra che Paolo fonda il suo ragionamento principalmente sulla creazione, sull’ordine stabilito da Dio, sugli angeli e sulla pratica delle chiese, non soltanto sulla cultura di Corinto. Per questo molti cristiani ritengono che il principio insegnato abbia un valore che va oltre il contesto locale.

Qualunque sia la posizione adottata, il credente deve affrontare questo passo con rispetto per la Parola di Dio, desiderando comprendere e mettere in pratica ciò che il Signore insegna, ricordando che l’ubbidienza è il frutto dell’amore per Cristo e non il mezzo per ottenere la salvezza.

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a Dio la gloria

Autore: Carmelo Salvatore Bertino